La storia, anche quella cosiddetta “minore”, ci racconta spesso come si svolgeva, per la gente comune, la vita di tutti i giorni ed assume una rilevanza non trascurabile per capire meglio anche i fatti più importanti.
Ecco dunque che, sbirciando in un diario di fine ‘800, si possono cogliere tanti spunti, tragici e divertenti, sui fatti che accadevano all’interno di alcune piccole comunità senesi, realtà che rispecchiavano, pur nella loro piccolezza, il modo di vivere e di rapportarsi del popolo.
Nel diario del parroco di Ponte a Tressa (Giovanni Saccardi) ad esempio, emergono tra le righe ufficiali dei battesimi e delle morti, alcuni appunti personali che denotano il lato umano del prete, uomo con molti pregi e qualche difetto, ma anche i nomi e cognomi dei componenti di famiglie che ancora vivono in questa zona e che riconosceranno senza dubbio (tra questi citati) i loro avi.
Il periodo di cui parlerò va dal 1894 al 1898 e ci racconta con perfezione gli accadimenti di quel quadriennio nella parrocchia di San Michele Arcangelo.
La chiesa in questione è quella adiacente alla strada Cassia e al Ponte, una volta appartenuta al Santa Maria della Scala (con annesso ospedale in vita fin dal 1219). Essa cambiò nome da Santa Maria al Ponte a S. Michele Arcangelo quando subì la traslazione dell’altra chiesa (nota fin dal 1189) che era sul poggio e con essa anche il titolo di Pieve con annesso fonte battesimale.
Tra le cose che ho notato nei commenti del pievano di Tressa mi preme sottolineare lo spiccato senso di umorismo che, nei momenti particolarmente positivi, sfociava in buone rime.
Un’altra cosa da sottolineare è la contentezza del parroco ogni qualvolta nasceva un bambino o una bambina, soprattutto perché ad ogni battesimo si usava dare qualche denaro al prete. Le note che il Saccardi mise di suo pugno a lato dell’avvenimento trascritto sul diario, le metterò in corsivo come si usa fare per i commenti in prima persona.
12 gennaio 1895, battesimo di Fanetti Ida di Vincenzo... “E due. Lire 1 in tasca.”
3 marzo 1896, battesimo di Sprugnoli Nello di Adamo... “Son le 16, è dall’11 in qua che aspettava, trovandomi io a Siena. Son tornato senza un centesimo, questa mezza lira m’ha rimesso al mondo.”
25 maggio 1896, battesimo di Vigni Nello di Girolamo... “Rinnovò il S. Fonte; una lira e una gallina. Ci feci il Corpus Domini.”
11 giugno 1896, battesimo di Redi Armida di Pietro... “E una!!”
16 gennaio 1897, Cenni Ettore di Girolamo... “Non avevo manco un centesimo, questi pochi sono venuti a proposito.”
1 febbraio 1897, battesimo di Rossi Antonio di Savino... “Come vengono a proposito questi battesimi! Bruciavo.”
1 aprile 1897, battesimo di Cresti Elvira di Luigi... “Bel pesce d’aprile! Mezzo francone.”
12 aprile 1897, battesimo di Angelini Palmira di Giovanni... “Mezza lirona al poro Prete!!!”
24 aprile 1897, battesimo di Pinzuti Ciro dell’Ing. Vittorio... “Questa è una pelle d’agnello, ci ho fatto un guadagno veramente bello!!!! 20 lire e il suo cappello.”
18 agosto 1897, battesimo di Vigni Eugenio di Costantino... “E uno!”
18 agosto 1897, battesimo di Civai Settimio di Ferdinando... “E due!”
18 agosto 1897, battesimo di Bari Daria di Luigi... “E tre. O vediamo veh!!”
23 novembre 1897, battesimo di Antichi Giovanni di Luigi... “Un quarantacinquino!!!”
8 giugno 1898, battesimo di Vigni Adolfo di Giovanni... “Rinnovò il fonte. Lire 3.”
Naturalmente, quelle poche volte che a benedire il nascituro, per motivi di distanza o di opportunità, non era lui (ma l’ostetrica o il parroco di Monteroni), se ne dispiaceva molto e lo stesso quando la famiglia del battezzato era povera e non poteva dare che pochissimi centesimi.
18 aprile 1897, battesimo di Pini Pierina di Agostino... “Questa è una buccia di fio, all’altra ci rimetto le candele di mio (50 centesimi).”
24 settembre 1896, battesimo di Francioni Caterina di Bernardino... “Il prete si tratta male ma tutti hanno bisogno di lui. La conto pel babbo...”
(Si usava dire “la conto” nel senso di “me lo ricorderò”)
14 gennaio 1896, battesimo di Sampieri Alberto di Adamo... “Era stato battezzato dalla levatrice ma io lo ribattezzai perché nel battesimo si era sbagliata!!”
8 ottobre 1894, battesimo di Emilia Fanetti di Santi... “Fu ribattezzata sub conditione perché Migliorini Rosa l’aveva battezzata mutando la preposizione nel con col... 8 ore dopo era morta.”
23 agosto 1897, battesimo di Pacenti Settimio di Giulio... “Fu battezzato da Migliorini Rosa. Chi sa però come! Siamo nella misericordia di Dio.”
2 marzo 1896, ma nato il 29 febbraio da Fanetti Pietro di Gasparo e Ersilia Vigni... “Morì pochi minuti dopo nato. Fu battezzato in casa da Rosa Migliorini ma chi sa come?!!”
Tra le note del prete sovente si fa riferimento alle condizioni meteorologiche che ai tempi erano molto importanti, sia perché limitavano gli spostamenti, sia perché erano fondamentali per i parrocchiani, dediti quasi tutti al lavoro dei campi (contadini). Da notare anche che in inverno il riscaldamento era a legna e carbone e nelle case, compresa quella del prete, si pativa abbastanza freddo.
9 gennaio 1895, battesimo di Bruni Paolo di Giulio... “Piove!”
12 gennaio 1895, battesimo di Rossi Giulia di Savino... “Non è tanto freddo.”
13 ottobre 1896, battesimo di Chiantini Carlo di Celido... “Piove!”
4 luglio 1897, battesimo di Fanetti Tito di Santi. “È caldo.”
29 ottobre 1896, battesimo di Marchetti Maria di Ferdinando... “Avevo votato la minestra allora allora. A quest’ora mi si diaccia.”
18 agosto 1896, battesimo di Pacenti Olinto di Giulio... “Mangiavo. La minestra m’è diventata colla.”
Vi aspetto nella prossima puntata con gli altri interessantissimi appunti del Prete di Tressa.