Attraversavi gli Appennini come fosse la più bella avventura della tua vita. Infondo l'Italia è fatta in forma di una donna.
Ti dividevi fra la passione della musica “Ho sentito un gruppo nuovo, ti presto il disco...”
E navigavi l'Italia, quell'Italia a forma di donna.
Mi venne da dirlo a tre amici stretti in una cinquecento, mentre a Bologna stavano per suonare i Genesis di Peter Gabriel, hai detto niente...
E si parlava... si parlava con il gusto delle cose salaci e corrotte, da cantautori disincantati. Non quelli mielosi che parlavano di “passerotti e passeggiate in riva al mare” ma quelli pieni di voglie, di carne, di latte, di desideri proibiti.
Stavamo attraversando una bellissima donna nuda con un cappello in testa, con il Lazio come ventre, Napoli il pube, il Gargano il sedere. Insomma, una donna con il culo un po' basso ma a quell'ora andava benissimo...
La Toscana il seno, Piombino e l'Argentario i capezzoli che nutrono il Mediterraneo. Quello che mi sfuggivano erano ancora i chiaroscuri di quell'Italia nuda, che non si facevano indovinare: le ascelle, le pieghe dei gomiti, dell'ombelico, ma soprattutto la potenza della sua carne.
Si attraversava la donna con i nostri desideri accesi, come le prime luci della sera.
Sognavamo di uscire zoppi dalle braccia di quell'Italia, a cui promettere amore per sempre. Volevamo per noi quei baci avidi, violenti, disperati, spietati, quelli che avevano messo in ginocchio un francese avvezzo ai peccati come Francesco Primo.
“Non resta che togliersi la giacca con impeto e la camicia con violenza, mentre lei si nasconde per spogliarsi, e volta la schiena, si fa scudo della sponda del letto, si copre il seno con il guanciale e si lagna dolcemente della luce, si toglie le calze lentamente, arrotolandole, indugiando intorno al calcagno...”.
Credevamo, in quella cinquecento stipata di ormoni in gita premio, che nell'amplesso la donna dimenticasse i sospetti, le offese, il senso spietato dei ruoli.
E sognavo di trovarmi con lei su un palcoscenico. Una luce spietata sopra le nostre teste e una musica da cantare assieme. Ma qualcosa ci allontanava ed era ancora e sempre il senso spietato dei ruoli.
Una donna, insomma, ancora tutta da scoprire. Gli uomini che l'attraversano distratti non la conoscono, o credono di conoscerla. Le credono mogli virtuose, madri esemplari. Molte donne che ho conosciuto valevano proprio di più come donne che come spose o madri. Ma non mi sono mai concesso di dirlo a nessuna e questo è un triste peccato che ancora adesso non mi perdono.
Non sono venuto a rubare
Questo è tutto così irreale
Non si può, mi mostri come ti senti ora
Vieni, vieni a parlare di me
Vieni a parlare di me
(Peter Gabriel)